grafico a candele in ribasso e betoniere
Downgrade di UBS sulle azioni Buzzi - RisparmiOggi.it
✅ Ottieni 40 ordini gratis con Fineco usando il codice TRD040-G3

UBS cambia marcia sulle azioni Buzzi e il mercato reagisce subito. La banca ha tagliato il giudizio sul titolo del settore cementifero dal precedente neutral a sell, accompagnando il downgrade con una pesante riduzione del prezzo obiettivo, sceso da 52 a 34 euro. Una revisione drastica che mette nel mirino soprattutto la capacità del gruppo delle costruzioni di mantenere una crescita degli utili sostenuta nei prossimi anni.

La reazione di Borsa Italiana al downgrade non si è fatta attendere: dopo circa un’ora dall’avvio degli scambi, le azioni Buzzi cedono il 2,3% a 36,5 euro, dopo aver testato un minimo intraday fino a 35,53 euro. Per effetto del ribasso di oggi, Buzzi porta a circa -8% il bilancio dell’ultimo mese e a -30% quello da inizio anno. Ma più che il singolo target price, è la revisione delle stime sugli utili a spiegare la pressione sulle quotazioni: UBS ha ridotto le proprie previsioni di EPS tra il 10% e il 25% per gli esercizi 2027-2030 e gran parte della revisione passa dagli Stati Uniti, che rappresentano circa il 45% dell’Ebitda del gruppo. Vediamo allora tutto nel dettaglio.

UBS taglia target a 34 euro: cosa cambia per le azioni Buzzi

Basta dare un occhio al grafico per notare che il nuovo target di UBS si va a collocare al di sotto delle quotazioni attuali di Buzzi, annullando ogni potenziale di upside. Le prospettive dei corsi di borsa sono ribassiste (e da qui la raccomandazione di vendere e non più tenere) e questo anche per effetto della drastica modifica delle stime sugli utili per azione, con riduzioni comprese tra il 10% e il 25% per gli esercizi 2027-2030.

La revisione al ribasso operata da UBS, quindi, non riguarda quindi soltanto il prossimo esercizio, ma investe soprattutto il profilo di crescita di medio periodo. Tra l’altro gli esperti svizzeri vedono anche un Ebitda di Buzzi più basso rispetto al consenso tra il 3% e il 12% fino al 2030 e arrivano ad affermare che la società cementifera abbia profilo di momentum degli utili più debole rispetto a quello degli altri competitors coperti.

Il motivo principale di tutto questo scetticismo è l’esposizione al mercato statunitense. Le attività Usa rappresentano circa il 45% dell’Ebitda di Buzzi e circa metà di questa esposizione è concentrata negli Stati meridionali. Secondo UBS, proprio in quest’area la domanda di cemento potrebbe indebolirsi ulteriormente nel 2027.

Il problema di Buzzi è negli USA: edilizia residenziale in frenata

La lettura di UBS parte dall’ipotesi che la debolezza dell’edilizia residenziale nel Sud degli Stati Uniti possa più che compensare la crescita attesa da data center e infrastrutture. È un punto importante perché una parte della tesi rialzista su Buzzi era legata proprio alla solidità della domanda americana.

La banca ritiene inoltre che la pressione derivante dalle importazioni di cemento nelle regioni meridionali degli USA sia superiore a quanto precedentemente stimato. Questo elemento può incidere sui volumi e sulla capacità di Buzzi di mantenere la dinamica dei prezzi necessaria a proteggere la marginalità.

Il downgrade di UBS arriva quindi mentre il mercato deve già fare i conti con una situazione meno brillante rispetto alle attese iniziali.

La semestrale aveva già mostrato qualche pressione sulla redditività

Nell’ultima semestrale Buzzi aveva registrato ricavi in calo dello 0,6% a cambi costanti, mentre l’Ebitda era sceso dell’8,2% a 483 milioni di euro e l’utile netto attribuibile agli azionisti aveva segnato una flessione del 16,8% a 324 milioni.

Il quadro emerso dai conti dei primi sei mesi non era stato però uniforme. Scendendo più nel dettaglio, Buzzi aveva evidenziato una buona evoluzione in Brasile, dove ricavi e volumi avevano beneficiato di un miglioramento sia dei prezzi che della domanda. Negli Usa la società aveva invece mantenuto una situazione operativa più solida, mentre in Europa Centrale il fatturato era sceso del 2,3% e nell’Europa Orientale del 5,5%.

La società, in occasione della presentazione dei conti dei primo semestre, aveva comunque indicato per l’intero 2026 una previsione di Ebitda ricorrente compreso nel range tra 1,1 e 1,2 miliardi di euro.

A complicare la lettura per il mercato c’è poi tema dei costi legati alla CO2. In Europa Buzzi deve acquistare quote di emissione e, secondo UBS, questo rappresenta un elemento di pressione che potrebbe limitare il beneficio derivante da una eventuale ripresa delle costruzioni, con particolare riferimento alla Germania. Il recupero dei volumi, quindi, non si tradurrebbe necessariamente in un analogo miglioramento della leva operativa.

Ucraina e Medio Oriente: scommesse sulla ricostruzione raffreddate

Sull’andamento delle azioni Buzzi negli ultimi mesi hanno pesato le aspettative legate alla possibile ricostruzione dell’Ucraina e del Medio Oriente. Buzzi, per la propria esposizione internazionale e per il posizionamento nel settore del cemento, era stata più volte associata al potenziale incremento della domanda di materiali da costruzione derivante dai grandi programmi di ricostruzione.

Queste prospettive avevano contribuito a generare diverse fiammate sulle azioni. Putroppo questo potenziale tema si è progressivamente raffreddato con l’allontanarsi di una soluzione politica ai conflitti. Nel primo semestre la stessa Buzzi ha evidenziato come le tensioni geopolitiche in Medio Oriente abbiano avuto conseguenze sui volumi negli Emirati Arabi Uniti, pur a fronte di una politica commerciale che ha consentito di migliorare prezzi e mix.

In questo contesto, normale che il mercati torna quindi a concentrarsi sui fondamentali già visibili: domanda americana, margini, costi energetici e CO2 e capacità di mantenere la crescita degli utili. Il downgrade di UBS ha portato questa lettura all’estremo, con un target di 34 euro contro i 36,5 euro di attuale prezzo.

Seguici su Telegram! Iscriviti qui

Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.