Le azioni Novo Nordisk hanno subito un vero e proprio sell-off nella seduta di ieri, con una chiusura in calo del 7,6% a 260 corone danesi. Una discesa che porta il bilancio dell’ultimo mese a circa -13% e quello da inizio anno a circa -21%. La reazione del mercato è arrivata dopo la presentazione al Capital Markets Day di Londra degli obiettivi strategici al 2030, appuntamento dal quale gli investitori si aspettavano indicazioni più convincenti sulla capacità del gruppo di tornare a una crescita sostenuta.
Il punto non è tanto l’assenza di nuovi progetti. Novo Nordisk ha presentato una pipeline ampia, nuovi farmaci e un forte incremento della capacità produttiva. Il problema è che gli obiettivi finanziari comunicati per il periodo 2026-2030 appaiono poco ambiziosi rispetto alle aspettative costruite negli anni del boom di Wegovy e Ozempic. A questo si aggiunge il precedente downgrade di Deutsche Bank, che aveva già segnalato dubbi sulla crescita futura del gruppo. Risultato è proprio l’alleggerimento del posizionamento sulla quotata danese.
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Ecco il target 2030 di Novo Nordisk che ha deluso
Il driver probabilmente più importante per capire perchè le azioni Novo Nordisk siano state così fortemente vendute in borsa riguarda la crescita dei ricavi. La quotata danese ha indicato per il periodo 2026-2030 un CAGR dei ricavi in linea con quello dei principali concorrenti, precisando perchè che questa view si basa sui dati relativi all’esercizio 2026 ancora i corso e non va intesa come una guidance finanziaria.
Il punto è che è stata proprio questa “formulazione” ad avere lasciato perplessi gli investitori spingendoli ad alleggerirsi. Dopo essere stata per anni una delle società farmaceutiche a maggiore crescita grazie alla domanda esplosiva per i farmaci contro obesità e diabete, Novo non ha indicato un ritorno a una crescita superiore a quella del settore. Il messaggio è quindi molto diverso da quello che il mercato poteva aspettarsi da una società chiamata a sostituire progressivamente il contributo di Wegovy e Ozempic.
Il confronto con i competitors aggiunge altre perplessità. Il management di Novo ha incluso nel gruppo di riferimento società come Eli Lilly, AstraZeneca, AbbVie, Roche, Sanofi, Amgen e Merck. Praticamente si sta prospettando per il 2030 una crescita sostanzialmente allineata al comparto proprio mentre la società danese deve affrontare maggiore concorrenza nel mercato dell’obesità, pressione sui prezzi e la futura scadenza della protezione brevettuale del semaglutide.
Oltre 5 blockbuster e 150 miliardi di corone: perché non bastano
Nel corso del Capital Markets Day, i vertici di Novo hanno poi provato a compensare la fisiologica delusione generata dal target 2023 sulla crescita mettendo sul tavolo obiettivi molto ambiziosi sul fronte pipeline. Il colosso danese punta a lanciare più di cinque farmaci con potenziale multi-blockbuster entro il 2030 e prevede oltre 150 miliardi di corone danesi di vendite dalla pipeline entro il 2035, pari a circa 23 miliardi di dollari. Il dato è risk-adjusted e comprende anche gli asset già presenti nella pipeline.
Sulla carta si tratta di numeri importanti, ma il mercato sembra averli letti soprattutto in relazione alle dimensioni attuali del business. Come evidenziato anche dal Financial Times, i 150 miliardi di corone di vendite attese dalla pipeline vanno confrontati con 309 miliardi di corone di ricavi complessivi realizzati da Novo nell’ultimo anno. Inoltre, molti dei nuovi progetti devono ancora dimostrare di poter diventare realmente prodotti blockbuster.
La società vuole arrivare ad almeno cinque programmi di Fase 3 nell’obesità e nel diabete e almeno altri cinque in aree terapeutiche differenti. L’obiettivo è quindi quello di rendere il gruppo meno dipendente dal franchise del semaglutide. Ma il problema è temporale: gli investitori devono capire quanto rapidamente questi nuovi farmaci potranno compensare l’eventuale rallentamento dei prodotti attuali. Ed è proprio qui che il piano 2030 è apparso meno convincente rispetto alle aspettative.
Il semaglutide resta un’incognita: il 2032 sempre più vicino
La questione centrale rimane infatti la dipendenza da Wegovy e Ozempic, entrambi basati sul semaglutide. Durante il Capital Markets Day il CEO Mike Doustdar ha definito la perdita dell’esclusiva brevettuale come l'”elefante nella stanza“: la protezione chiave negli Stati Uniti scadrà nel 2032, mentre gli USA rappresentano oltre metà delle vendite del gruppo.
Novo sta cercando di prepararsi aumentando la capacità produttiva dei GLP-1 orali: l’obiettivo è arrivare a poter trattare 10 volte più persone con obesità e superare i 60 milioni di pazienti globali entro il 2030. Ma anche questo target non elimina il problema principale: aumentare i volumi non significa necessariamente mantenere gli attuali livelli di crescita e redditività, soprattutto se nel frattempo la concorrenza di Eli Lilly aumenta e la pressione sui prezzi diventa più forte.
Sul fronte della pipeline, Novo può contare su CagriSema, che in uno studio avanzato ha prodotto una perdita di peso media del 12,4% nei pazienti con diabete, oltre a ulteriori programmi in sviluppo. Ma il mercato vuole verificare se questi prodotti saranno sufficienti a costruire un nuovo motore di crescita prima della scadenza del brevetto sul semaglutide. Insomma, senza dilungarci più di tanto, il punto è che Novo deve sostituire progressivamente i ricavi del franchise esistente prima dell’inizio degli anni Trenta.
Il downgrade Deutsche Bank aveva già anticipato i dubbi
La corsa a vendere azioni Novo che c’è stata ieri è arrivata dopo che gli analisti di Deutsche Bank avevano già tagliato il rating sul titolo da hold a sell, abbassando contestualmente il target price da 290 a 265 corone danesi. Il doppio downgrade era stato motivato alla luce incertezze sulla crescita futura e dai risultati non convincenti di alcuni programmi della pipeline.
Tra gli elementi evidenziati dagli esperti tedeschi c’erano state le difficoltà legate allo sviluppo di ziltivekimab, le incertezze sulla crescita attesa dal 2027 e, più avanti nel tempo, proprio l’impatto delle scadenze brevettuali.
Tirando una linea: il nuovo prezzo obiettivo declassato fissato da DB è comunque sopra le 260 corone a cui le azioni Novo possono essere comprate dopo il sell-off di ieri. Il titolo è quindi già arrivato praticamente in prossimità del target indicato dagli esperti. E da qui si può ripartire nella seduta di oggi.
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