dollari e yen
Cambio Dollaro Yen - RisparmiOggi.it

Mercato del forex osservato speciale in questo caldo fine agosto. Il cambio USD/JPY è infatti tornato a ridosso di quota 162, livello che coincide con i minimi dello yen degli ultimi quarant’anni. Per trovare una valuta giapponese così debole rispetto al dollaro bisogna infatti tornare indietro fino al 1986.

Per il semplice osservatore la questione si limita ad inquadrare quali potrebbero essere le ragioni di questo movimento ma per il trader si tratta anche di comprendere quali potrebbero essere i prossimi scenari operativi arrivati a questo punto. Da una parte continua la forza del dollaro, sostenuta dalle aspettative sui tassi USA. Dall’altra cresce il rischio di un intervento diretto delle autorità giapponesi sul mercato valutario.

Mai come in questa fase il cambio USD/JPY si trova al centro di una partita che vede coinvolti trader, banche centrali e governi.

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USD/JPY vicino a quota 162: perché lo yen è crollato

Nelle ultime sedute il cambio USD/JPY ha raggiunto area 161,90, sfiorando il massimo annuale di 161,96. Un superamento stabile di questo livello porterebbe lo yen sui valori più deboli dal 1986. Praticamente i numeri dicono che la valuta nipponica è ad un passo dai minimi degli ultimi quattro decenni.

Il motivo della debolezza dello yen continua ad essere il differenziale dei tassi tra Stati Uniti e Giappone. Nonostante la Bank of Japan abbia recentemente aumentato il costo del denaro, il gap con la Federal Reserve rimane enorme.

A ciò poi si aggiunge il fatto che gli operatori hanno iniziato a valutare la possibilità che la FED possa tornare ad adottare una politica monetaria più aggressiva. Secondo le ultime aspettative di mercato, la probabilità di un rialzo dei tassi USA è aumentata sensibilmente rispetto a poche settimane fa.

Questo scenario alimenta il classico trade che negli ultimi anni ha dominato USD/JPY: vendere yen per acquistare dollari e beneficiare di rendimenti nettamente superiori.

Il risultato è evidente sul grafico USD/JPY: lo yen continua a perdere terreno e ogni tentativo di recupero viene rapidamente assorbito dalle pressioni rialziste sul dollaro. C’è davvero poco da interpretare.

Il vero rischio per i trader: l’intervento del Giappone

Se esiste un fattore capace di interrompere improvvisamente il trend rialzista di USD/JPY, questo è rappresentato dall’intervento delle autorità giapponesi. Nelle ultime ore il ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha intensificato i contatti con le controparti statunitensi proprio per discutere della situazione dello yen. Il mercato interpreta questi incontri come un segnale di crescente preoccupazione da parte di Tokyo.

L’impressione è che il livello di 161,95-162 rappresenta ormai una vera e propria linea rossa psicologica.

Chi fa trading su questa coppia ricorda bene quanto accaduto tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, quando il Giappone intervenne massicciamente sul mercato spendendo circa 11.700 miliardi di yen per sostenere la propria valuta. L’effetto fu immediato ma temporaneo. Dopo un iniziale rafforzamento, infatti, lo yen tornò progressivamente a indebolirsi.

Questo precedente pesa. Anche se il governo giapponese dovesse intervenire nuovamente, non è affatto detto che il movimento ribassista di USD/JPY possa trasformarsi in un’inversione strutturale. Più probabilmente si assisterebbe a una fase di elevatissima volatilità caratterizzata da movimenti violenti e improvvisi.

Una di quelle fasi che tanto piacciono ai trader con approccio fortemente speculativo che operano sul forex con i CFD usando la leva.

Analisi tecnica USD/JPY: i livelli da monitorare

Dal punto di vista tecnico, il grafico USD/JPY suggerisce che gli investitori stiano mantenendo un’impostazione fortemente rialzista. La struttura di breve periodo evidenzia una resistenza molto importante in area 161,67-161,96, zona che il mercato sta testando ripetutamente.

Il livello di 161,96 rappresenta il vero spartiacque operativo. Una chiusura convincente sopra questa soglia aprirebbe la strada a nuovi massimi pluridecennali e confermerebbe la prosecuzione del trend dominante. Sul fronte opposto, il primo supporto rilevante si colloca in area 161,38.

Per il momento i compratori mantengono il controllo della situazione e il mercato continua a mostrare una notevole capacità di assorbire le prese di profitto.

Occhi ai dettagli: la caratteristica più evidente del grafico è infatti la presenza di una serie continua di minimi crescenti, elemento tipico delle tendenze rialziste mature ma ancora intatte. Per chi fa trading sul forex questo significa che, almeno sotto il profilo tecnico, il trend continua a favorire strategie long sul dollaro fino a quando non emergeranno segnali concreti di inversione.

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I tre scenari possibili per USD/JPY

A questo punto si possono delineare tre scenari principali.

Il primo è quello del breakout sopra 162. Praticamente è l’ipotesi attualmente favorita dal mercato.

Se la Federal Reserve continuerà a mantenere una postura aggressiva e la Bank of Japan non adotterà misure straordinarie, il cambio potrebbe superare definitivamente quota 162. In questo caso il mercato entrerebbe in un territorio inesplorato da quarant’anni, con il trend rialzista che resterebbe il principale driver operativo.

Il secondo è focalizzato sull’intervento di Tokyo. Di fatto è lo scenario più pericoloso per chi mantiene posizioni long. L’intervento delle autorità potrebbe provocare una discesa molto rapida del cambio nel giro di poche ore. I trader ricordano bene come in passato siano bastati pochi minuti per assistere a movimenti di diverse figure sul cross USD/JPY (e in questo contesto la gestione del rischio diventa più che mai fondamentale).

Infine il terzo scenario quello del consolidamento laterale ossia fase di attesa. Il mercato potrebbe oscillare per diverse settimane tra area 160 e 162 in attesa di nuovi segnali dalla Fed o dalla Bank of Japan.Sarebbe una situazione favorevole soprattutto ai trader di breve periodo specializzati nell’operatività range trading.

Cosa fare con il cambio USD/JPY

La situazione sul cambio USD/JPY è tanto stimolante lato operativo quanto delicata.

Da un lato il trend rimane chiaramente rialzista. La forza del dollaro continua a rappresentare il fattore dominante e le aspettative sui tassi americani stanno offrendo ulteriore supporto alla valuta statunitense. Dall’altro lato, però, il rischio politico e istituzionale non è mai stato così elevato. Ogni dichiarazione proveniente da Tokyo o da Washington può generare movimenti improvvisi e rendere rapidamente obsolete le impostazioni tecniche.

In una fase come questa molti trader professionali tendono a mantenere un approccio pragmatico: seguire il trend fino a prova contraria, ma riducendo l’esposizione e utilizzando stop loss particolarmente rigorosi.

Il mercato continua infatti a premiare le posizioni rialziste sul dollaro, ma più USD/JPY si avvicina e supera quota 162, maggiore diventa la probabilità di assistere a interventi verbali o operativi delle autorità giapponesi.

Detto questo chi fa trading su USD/JPY nelle prossime settimane dovrebbe quindi monitorare contemporaneamente grafici, banche centrali e dichiarazioni governative, perché il prossimo movimento importante potrebbe arrivare da uno qualsiasi di questi fronti.

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