Mancano meno di 10 giorni alla fine del primo semestre 2026 e le previsioni petrolio per il secondo semestre dell’anno sono state rivoluzionate. Dopo mesi di impostazione rialzista a causa della guerra Usa-Iran e dei timori per gli effetti della chiusura di Hormuz sulle forniture energetiche globali, il memorandum d’intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran ha aperto una scenario completamente nuovo per il mercato del greggio.
Il perno di tutto è la riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita il 20% esportazioni petrolifere mondiali. La prospettiva di un graduale ritorno alla normalità dei flussi energetici ha indotto analisti e istituzioni internazionali a rivedere le proprie stime sui prezzi del Brent e del WTI per il secondo semestre 2026.
Lato operativo si apre una fase molto diversa rispetto a quella che aveva dominato a partire da fine febbraio quando gli Usa e Israele hanno attaccato Teheran.
In questo report faremo il punto sulle nuove previsioni del prezzo del petrolio petrolio e su quali potrebbero emergere nei prossimi mesi.
Nuove previsioni petrolio per il secondo semestre 2026
Fino a poche settimane fa il mercato stava scontando il rischio di una crisi energetica prolungata. La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz e i danni subiti da diverse infrastrutture del Golfo avevano alimentato aspettative di prezzi elevati per tutto il 2026.
L’accordo raggiunto tra Washington e Teheran ha però modificato in modo significativo tutto questo scenario.
Se la firma definitiva prevista nei prossimi giorni verrà rispettata, il traffico commerciale attraverso Hormuz dovrebbe tornare progressivamente alla normalità, consentendo alle esportazioni petrolifere della regione di recuperare terreno più rapidamente del previsto.
Di conseguenza non c’è da stupirsi se già ora il mercato sta iniziando a incorporare un rischio geopolitico inferiore e una maggiore disponibilità di greggio nella seconda parte dell’anno.
Questo non significa che la volatilità sia destinata a scomparire. Restano infatti aperti diversi nodi politici e militari che potrebbero riaccendere le tensioni regionali. Tuttavia il quadro di base di fine giugno è molto meno allarmante rispetto a quello che aveva caratterizzato gran parte del primo semestre.
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Le nuove stime di Goldman Sachs sul prezzo del petrolio
Tra le prime grandi banche d’affari a rivedere le proprie previsioni sul prezzo del petrolio c’è stata Goldman Sachs.
Gli analisti americani hanno ridotto la stima sul Brent per il quarto trimestre 2026 portandola a 80 dollari al barile, contro i 90 dollari indicati appena pochi giorni prima. Anche le prospettive per il 2027 sono state corrette al ribasso, con una previsione media di 75 dollari rispetto agli 80 dollari precedentemente attesi.
Per quanto riguarda il WTI, Goldman Sachs prevede ora quotazioni medie intorno a 75 dollari nel quarto trimestre 2026 e 70 dollari nel 2027.
La revisione deriva dalla convinzione che le esportazioni provenienti dal Golfo Persico possano tornare ai livelli precedenti al conflitto già entro la fine di luglio, anticipando di circa un mese le precedenti ipotesi formulate dagli analisti.
Goldman Sachs non esclude tuttavia scenari molto diversi.
Nel caso di una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz o di un ritorno delle ostilità, il Brent potrebbe addirittura superare i 130 dollari al barile entro la fine del 2026. Al contrario, se la normalizzazione fosse più rapida del previsto e l’offerta continuasse ad aumentare, il prezzo del Brent potrebbe scendere sotto quota 70 dollari già nel quarto trimestre dell’anno.
Le previsioni petrolifere dell’AIE: domanda in rallentamento
Anche le ultime valutazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia puntano verso un mercato del greggio meno teso a partire dal secondo semestre 2026.
Secondo l’AIE, nell’ano in corso la crescita della domanda mondiale di petrolio dovrebbe rallentare a circa 1,1 milioni di barili al giorno, in decelerazione rispetto agli anni precedenti.
Le ragioni sono molteplici.
Da una parte pesano gli effetti delle recenti tensioni geopolitiche, dall’altra incidono il rallentamento economico globale e i prezzi energetici rimasti elevati per diversi mesi. L’Agenzia ritiene inoltre che il progressivo ritorno alla normalità dei flussi commerciali possa favorire un recupero dell’offerta mondiale.
Guardando più avanti al 2027, l’Agenzia prospetta addirittura un rischio di un surplus di produzione. In tale scenario l’incremento dell’offerta potrebbe risultare superiore alla crescita della domanda, generando pressioni ribassiste sulle quotazioni del greggio.
L’analisi di Carmignac: attenzione alle scorte
Più prudente appare l’analisi elaborata da Raphaël Gallardo di Carmignac. Secondo l’esperto, il mercato energetico non può ancora considerarsi completamente fuori dall’emergenza.
Durante i mesi più difficili della crisi, molti governi e operatori hanno infatti compensato la minore disponibilità di greggio utilizzando massicciamente le riserve strategiche e le scorte commerciali. Ora queste riserve dovranno essere ricostituite.
Per questo motivo, anche in presenza di una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz, i prezzi potrebbero non tornare immediatamente ai livelli precedenti al conflitto. Gallardo ha evidenziato inoltre come le conseguenze dello shock energetico abbiano interessato numerosi comparti industriali, dai fertilizzanti ai semiconduttori, passando per l’industria chimica e la raffinazione. La normalizzazione delle catene di approvvigionamento potrebbe quindi richiedere diversi trimestri.
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Come cambiano le strategie investing sul petrolio
Le nuove previsioni sul petrolio prospettate per il secondo semestre inducono ad adottare un approccio più flessibile rispetto ai mesi scorsi.
Nel primo semestre il mercato premiava principalmente le strategie orientate a beneficiare di un aumento delle quotazioni. Oggi lo scenario è diventato più equilibrato.
Da un lato rimangono rischi geopolitici che potrebbero provocare improvvise accelerazioni rialziste. Dall’altro, l’aumento dell’offerta e il rallentamento della domanda stanno creando le condizioni per una graduale normalizzazione dei prezzi.
Ecco perchè per la seconda parte dell’anno sarebbero da privilegiare strategie dinamiche, capaci di adattarsi sia a movimenti rialzisti che ribassisti del mercato. In che modo e con che strumenti?
Lo vediamo subito.
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Previsioni petrolio nel lungo e lunghissimo termine
Se nel breve termine l’attenzione è concentrata sul Medio Oriente, nel lungo periodo il tema principale resta l’evoluzione della domanda globale.
Secondo le ultime stime dell’OPEC, il consumo mondiale di petrolio continuerà ad aumentare per molti anni. L’organizzazione prevede una domanda di circa 113 milioni di barili al giorno entro il 2030 e oltre 124 milioni di barili entro il 2050.
La crescita dovrebbe essere trainata soprattutto dai Paesi emergenti, mentre nelle economie avanzate la domanda tenderà gradualmente a stabilizzarsi.
Esistono però scenari alternativi. Nel caso di una rapida diffusione delle nuove tecnologie energetiche e di una forte accelerazione della transizione ecologica, la domanda potrebbe iniziare a diminuire dopo il 2035. Viceversa, una crescita economica più robusta nei Paesi in via di sviluppo potrebbe spingere il consumo mondiale ben oltre le attuali stime di riferimento.
Cosa ricordare in vista del secondo semestre 2026
Il secondo semestre 2026 si preannuncia come una fase di transizione per il mercato petrolifero: l’accordo tra Stati Uniti e Iran ha ridotto sensibilmente i timori di una crisi dell’offerta, ma le incognite restano numerose. Proprio per questo le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per comprendere se il petrolio si avvierà verso una fase di stabilizzazione oppure se la volatilità continuerà a dominare il mercato energetico globale.
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